SCRITTI DI MERCEDES

PREGHIERA

 

 

 

Oh Dio, che sei l’essenza di tutto il creato,

fa che noi possiamo avvicinarci,

ogni giorno di più, alla tua eterna luce,

con la purezza del pensiero e le opere buone,

specialmente verso i più aridi di cuore.

Fa che troviamo te nella nostra anima e,

mediante la meditazione,

possiamo immedesimarci in Te stesso.

Lascia, o Luce Eterna della Divinità,

che i soli dell’amore spirituale

giungano a noi nella pienezza della loro estate.

Inviaci i tuoi angeli messaggeri di luce

ed allontana da noi le forze contrarie.

Così sia.

 

Per la preghiera si ringrazia Mercedes De Villarrubia Norris

 

LA LEGGENDA DELL'UOMO DIVINO

di Mercedes de Villarrubia Norris

 

Si dice che una volta c'era una leggenda, di un uomo con gli occhi lucenti, sempre felici,che ha fatto costruire una casetta nel bosco.

In questa semplice casa di legno, rami e pochi mobili, viveva con la sua famiglia.

Anche se la sua vita era dura e molto modesta, si svegliava molto presto al mattino, quando ancora il sole doveva sorgere, faceva colazione nell'umile casa, dava un saluto al padre ed alla madre e si recava al suo lavoro.

Un lavoro molto pesante e sporco.Lavorava all'interno di una cava,dove estraevano la torba,per portare un po' di calore alla vita degli uomini.

Anche se umile,la sua vita,l'uomo era sempre felice e ben lieto di dare il suo contributo.La sera tornava tardi.Beveva una tazza di tè, mangiava del pane, dava la buonanotte ai suoi genitori,agli amici giunti a tenergli compagnia e si addormentava stanco,ma soddisfatto di sé.

Una sera finito il lavoro,come sempre, si era rimesso in viaggio per tornare a casa.La luna come sempre illuminava la sua strada e di tutti quelli che la sera rientravano, nelle loro case.Ma quella sera, delle grandi nuvole scure e minacciose,coprirono la luna ed anche le tre rane nello stagno smisero di gracidare.

Che casa succede?Si chiesero tutti quanti.Come faremo a tornare a casa se non abbiamo più la guida della luna, che illumina la via di casa.Chi rimase fermo,chi aveva paura che qualche fulmine colpisse qualche albero,anche l'uomo dagli occhi lucenti si spostò dall'albero e cercò la strada principale come poté. Sapeva bene che le forze della natura quando si scatenano sono molto potenti. La forza della natura non và sottovalutata e l'uomo questo lo sapeva bene, è sempre meglio stare lontani dagli alberi quando c'è un temporale.

Si chiese come mai non sentiva più il gracidare delle rane, era successo che durante quel buio qualcuno aveva preso le tre rane e le aveva portate lontano, sopra ad un trono.Cosa se ne potevano fare tre piccole creature di Dio, di un trono d'oro,con tutti gli agi?Loro preferivano restare nella loro piccola pozza a nuotare e gracidare,facendo compagnia a chi camminava per quella strada.

L'uomo dagli occhi brillante allora alzò lo sguardo al cielo.Fissò fra le nuvole se riusciva a vedere le stelle e pregò il Padre suo:

"Padre ti prego, avvicina tante piccole lucciole,chiamale a tè in cielo, fa in modo che si avvicinino alle stelle,loro sorelle.Dalle stelle prendano il bagliore e la forza della luce, in modo da tornare sulla terra e portare luce a chi ha perso la via di casa.Fache possano illuminare il cammino degli uomini,che persi sono senza la luce della luna che li guida.Aiutaci,o Padre, a tornare a casa"

.

Detto ciò, l'uomo con gli occhi brillanti vide mille lucciole salire e poi scendere, verso la terra.Intanto nella sua casetta nel bosco, i suoi tre amici l'aspettavano.Si chiedevano come mai quella sera tardasse tanto,erano davvero preoccupati.

Un altro buon segno ricomparve, a dimostrare che la natura li stava aiutando.Le tre rane erano state riportate nel loro laghetto e cominciarono a cantare.

Così con la luce delle lucciole ed il gracidare delle rane,gli uomini riuscirono a trovare la strada principale.Quasi giunto a casa,l'uomo con gli occhi brillanti,vide che anche la luna era tornata a splendere.Finalmente le nuvole scure se ne erano andate e lui poté vedere la sua casetta in mezzo al bosco.

Appena entrato suo padre e sua madre gli corsero incontro abbracciandolo,felici di rivederlo.Gli dissero che si era preoccupati per lui ed anche i suoi amici lo stavano aspettando.

L'uomo stanco si sedette a bere il suo tè,mangiare il pane e salutati gli amici si mise a dormire.Questa sera più che mai era stanco,ma felice che il Padre suo aveva aiutato gli uomini a trovare la via di casa.

Ma.....chi erano i tre amici? Chi erano i genitori? Chi era l'uomo dagli occhi brillanti?

I tre amici erano, l'Arcangelo Michele,Giovanni Battista e S.Francesco.I genitori la Madonna e San.Giuseppe. L'uomo con gli occhi brillanti?

Nostro Signore Gesù che è sceso, fra gli uomini senza farsi riconoscere per mostrare loro l'importanza del lavoro e di non aver paura della fatica e di sporcarsi.

Non dobbiamo stravolgere la natura,essa ci dà tutto quello che ci serve per vivere, e se la distruggiamo,lei è più forte di noi e sprofonderemo nel buio,senza la guida della luna,l'uomo che fa?

 

 

LA STORIA DELL'IPPOPOTAMO CHE GUARISCE.

di Mercedes de Villarrubia Norris

 

Il gatto corre veloce per casa, scappa da una parte all'altra.Di solito gioco con lui, rimandandogli la sua pallina di gomma,ma questa sera mi fa male un ginocchio.

Sto per andare a dormire,ma....sento una musica meravigliosa!

Lentamente il suono prende forma, come un leggero fumo rosato e si diffonde ad onde leggere,

per tutta la casa.Il suono dell'arpa,leggera come acqua che scorre sopra le rocce, in un ruscello,

gorgoglia. Sorrido pensando a quanto aveva fatto mio padre, per farmi impare a suonare l'arpa,

ma io non ne volevo sapere.Questo meraviglioso scorrere di note, si accompagna con mille risate di bambini, che con le loro risa innocenti e cristalline,sembrano il chiaccherare nascosto,

degli angeli custodi. Un ritmico battere di mani tiene il tempo, a questo concerto di natura umana e divina. Fra queste note, appare in una nuvola dorata, l'immagine di Amenophis,grande

e prottettivo, come un padre giusto e saggio.

Questa sera, mi porta con sè prendendomi in braccio ed usciti sul balcone,incomincia ad alzarsi verso il cielo pieno di stelle.Sotto di noi sembra che ci sia un tappeto,tipo quello dalle mille ed una notte,un tappeto volante,solo che non riesco a vederlo.Oltre la notte,mi stringo come facevo da bambina, con mio padre, e lascio che le braccia di Amenophis siano un forte rifugio.

Stiamo viaggiando verso l'orrizonte, lì dove il sole nasce e dove và a scomparire.Sembra di camminare dentro un immenso miraggio e l'immagine del sole che sorge,sfoca e dilata questo confine.Due grandi pozze d'acqua vedo adesso, ma non riusco a vedere bene,aggrapata e nascosta dal braccio di Amenophis.

Arriviamo a terra e con dolcezza mi fà scendere, sull'erba soffice. Adesso riesco a vedere bene il posto dove siamo arrivati.E' una piccola montagna, circondata da valli e davanti a noi, in lontananza,una baia divide la costa del mare.Sulla sinistra l'acqua dolce di un fiume si getta in mare e sulla destra l'acqua salata del mare, forma nella baia un piccolo laghetto.

Che visione meravigliosa, vedere il sole che scintilla sull'acqua.

Mi guardo in giro, nel fiume vedo degli animali muoversi nell'acqua.Non sono pesci,mi domando che animali possano essere, sono così grandi!

Amenophis sorride e mi chiede che cos'ho da continuare a pensare e domandarmi, insomma a far girare mille pensieri nella mia testa!

Amenophis mi dice se il ginocchio mi fà ancora male,io annuisco, sì mi fà ancora male!

Mi chiede di appoggiare la gamba a terra, devo mettere il giocchio che mi fà male ben disteso,con il piede sollevato,tipo per dare un calcio,solo che il tallone è appoggiato a terra. Amenophis è divertito dalla mia curiosità.

Io mi fido di lui e qualsiasi rimedio abbia in mente sò che mi aiuterà.

Mi dice che gli animali che stavo osserando sono degli ippopotami, anche se io li ho trovati davvero troppo grandi per essere degli animali comuni.Mi dice che non bisogna avere paura degli animali,che il loro cuore è generoso e ci amano incondizionatamente.

Io gli rispondo che amo gli animali e che non ho paura di loro, sò che sono buoni.

Amenophis annuisce, mi dice che era sicuro che gli avrei risposto così!

Intanto il sole scintillante illumina anche noi, ed i raggi caldi riscaldano la mia gamba,appoggiata a terra.

Amenophis guarda il fiume e allunga il suo braccio verso gli ippopotami. Il suo braccio si allunga rapido, come un raggio di sole. Con la mano prende un'ippopotamo, il più piccolo, e lo porta verso di noi. Intanto penso che anche se lo mette sulla mia gamba e la gamba si rompe, sò che non mi farà male,l'ippopotamo è pesante,ma ha più forza la mia fede in Amenophis e sò che il ginocchio guarirà.

Amenophis appoggia il cucciolo di ippotamo sulla gamba distesa.E' cucciolo, anche se è grande,è nato da pochi giorni.Guardo l'ippopotamo che ricambia il mio sguardo che i suoi occhi dolci e dalle ciglie lunghe e gentili.

Io gli animali li vedo sempre così, dolci e dagli occhi gentili!

Mentre accarezzo l'ippopotamo gli chiedo quanto tempo ha.Mi risponde che è nato da appena trè giorni, anche se mi appare tanto grande.Il cucciolo di ippopotamo mi racconta che stà sempre vicino alla sua mamma a bere il latte, così potrà crescere sano e forte.Mi dice che anche da grande starà sempre con la sua mamma, perchè le mamme sono speciali e meravigliose.

Amenophis accarezza anche lui il piccolo di ippopotamo, lo solleva, mentre io dò un'ultima carezza al mio amico acquatico.

Veloce e forte, il braccio di Amenophis riporta il cucciolo di ippopotamo nel fiume con la sua mamma.Adesso la famiglia di ippopotami è riunita.

Guardo la gamba, non solo non si è rotta sotto il peso dell'ippopotamo ma il ginocchio non mi fà più male.

Amenophis mi riprende in braccio e voliamo via.

Sorvoliamo delle città bellissime,sono fastose civilità dell'Antico Egitto, con strade fatte di pietra, cammelli che portano le mercanzie e splendidi palazzi. Adesso sorvoliamo una cupola maestosa, sopra la cupola, troneggia una grande pietra rosata che irradia una leggera luce rosata.Chiedo ad Amenophis che cos'è questa pietra meravigliosa e lui mi risponde che è un rubino e che lo ha messo lì Lui per dare forza e luce a questa terra, e guai a toglirla da lì, altrimenti sarebbe un danno per questa terra.

Mentre ci allontaniamo, con il collo girato continuo a guardare la pietra incuriosita.

Amenophis mi racconta che gli uomini vorrebbero portarla via per bramosia ma che lui la nasconde ai loro occhi, perchè la devono lasciare lì!

Arriviamo alla mia casa nella grande città, nel nostro tempo.Stasera prima che scompaia di nuovo Amenophis,lo abbraccio forte,forte, come facevo con il mio papà.

Non lo avevo mai fatto ma il mio cuore è pieno di Gioia, e gli dico che è davvero bellissimo,ma di una bellezza che non è umana.

Amenophis sorride,come un padre amorevole, e mi dice che sì la sua bellezza è vero non è umana.Poi....l'immagine di Amenophis scompare in una nuvola dorata ed io vado a dormire.

Il micio si è già messo già in fondo al letto,ho capito che avrò compagnia e coccolando questo tremendone, mi addormento, con il ginocchio guarito.

 

 

 

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